lunedì 22 novembre 2010

Congresso della Federazione della Sinistra - Un rito stanco...

Articolo tratto da: ilmegafonoquotidiano.it

Riproposta la strategia di sempre: alleanza e patto di legislatura con l'Ulivo; unità con Vendola (che però snobba). E unificazione di Prc e Pdci per ritornare di nuovo "a un unico partito comunista". Ma non c'è entusiasmo...


Il congresso di fondazione della Federazione della Sinistra una possibilità ce l'aveva. Avviare la formazione di un polo della sinistra, anticapitalista, di classe, ecologista, alternativo al centrodestra e al centrosinistra con l'obiettivo di rifondare una nuova proposta politica capace di dare una sponda a quella voglia di cambiamento che pure esiste in questo paese. Non l'ha fatto, in nessun modo. Anzi, ha riproposto la solita strategia, già vista, già fallita, senza nemmeno l'entusiasmo di una volta.
Le "tre unità" che sono emerse dal congresso, infatti, non hanno nulla di nuovo ma ci consegnano una formazione stanca, con la testa girata all'indietro e con lo sguardo corrucciato fissato sulla possibilità o meno di rientrare in Parlamento.

La prima unità, quella strategica, è stata declinata in forme diverse ma che non cambiano la sostanza: "l'Alleanza costituzionale" con il Pd, come dice Salvi, il più concreto, e ben definito, "Patto di legislatura" di Diliberto - basato su obbligo scolastico a 18 anni, lotta alla precarietà e fisco - il "Fronte democratico aperto all'Udc" di cui ha parlato Ferrero. Per quanto corretta dalla non partecipazione a un eventuale governo di centrosinistra, questa posizione mette la Fds pienamente nell'alveo del nuovo Ulivo di Bersani - con l'attuale legge elettorale si convergerà su un unico candidato premier e quello farà la campagna elettorale - e riduce ai minimi termini le differenze con Sinistra, Ecologia e libertà. Che, a differenza di Fds, produce una dinamica molto più mobilitante. Accettando di stare dentro l'alleanza a testa alta, anzi candidandosi a guidarla, Vendola attira su di se una speranza, un movimento e questo è visibile nei sondaggi e nella crescita di popolarità che non sono il frutto solo di un carisma "narrativo" ma anche l'effetto di una politica di critica da sinistra del Pd che appare efficace.
Con la sua proposta, la Fds è dentro ma vorrebbe stare fuori senza il coraggio di restare fuori. Un'incertezza che ne offusca il profilo e l'interesse.

Non solo, e qui veniamo alla "seconda unità". Ribadire il corteggiamento a Vendola e a Sel - che nel suo Tg7, Mentana ha definito "un'alleanza necessaria per tornare a vivere" - contribuisce a ridurre il profilo di formazione alternativa con un vantaggio esplicito per la "concorrenza" vendoliana. Che, ovviamente consapevole di questo vantaggio, non ci pensa proprio a rispondere ai ripetuti appelli all'unità elettorale o politica, ben sapendo che le serve solo attendere un momento più favorevole, magari per un'annessione.

Infine, la "terza unità", quelle delle forze costituenti la Fds. Inutile far finta di non aver ascoltato gli interventi. Nel congresso è andata in scena un remake del '98 - quanti sanno che la sala congressuale è la stessa in cui si consumò la rottura tra Bertinotti e Cossutta sul governo Prodi con il cambio di maggioranza in Cpn? - con l'abbraccio tra Claudio Grassi e Oliviero Diliberto all'insegna del "i due partiti comunisti si devono unificare". Progetto legittimo, e comprensibile, ma che ripropone sempre lo stesso adagio, un'identità ideologica con la quale fare poi qualsiasi scelta - accordi di legislatura, di governo, unità spurie, etc. La casuale nomina di Diliberto a portavoce della Fds contribuisce a dare questa fisionomia alle conclusioni del congresso.

Un congresso che non cambia granché nei rapporti a sinistra, che ribadisce una linea stanca e rivolta al passato e contribuisce a bloccare delle forze che pure potrebbero essere utili per costruire una vera ripartenza per una sinistra anticapitalista e di classe, quale quella che serve al conflitto sociale. Ma per una vera ripartenza occorre cambiare il tavolo di gioco, non basta ripetere all'infinito sempre la stessa partita.