martedì 30 luglio 2013

NUOVI INIZI....

Nell’ultima conferenza nazionale di Sinistra Critica si sono confrontate, e alla fine sostanzialmente eguagliate, due posizioni politiche e strategiche tra loro alternative. Il lavoro degli ultimi sei mesi non ha prodotto significativi passi avanti nella convergenza tra quelle impostazioni che affrontano diversamente nodi analitici e teorici rilevanti e soprattutto si danno progetti di lavoro politico e strumenti di intervento differenti.
Questa difficoltà la viviamo come una nostra debolezza inserita però nella più ampia crisi sociale e politica italiana ed europea. Le forze della sinistra anticapitalista conoscono quasi ovunque una difficoltà materiale e di strategia politica.

Le condizioni obiettive dettate dalla crisi e da quella “lotta di classe” al contrario che i poteri dominanti stanno conducendo da diversi decenni, dovrebbero offrire un terreno privilegiato a forze orientate verso la trasformazione sociale. Ma la realtà materiale indica che non è così: in Francia, in Germania, in Gran Bretagna e in Italia, ad affermarsi è la difficoltà, la scomposizione delle forze ed anche la crisi
Sinistra Critica ha rappresentato un progetto politico che, nel quadro dell’esperienza di Rifondazione comunista, ha puntato ad amalgamare la necessaria rifondazione del pensiero e della pratica marxiste con le energie rese disponibili dai nuovi movimenti sociali e politici. In questo senso ha trovato ispirazione e progetto politico nelle vertenze sociali, nella vita e nelle vicende del movimento operaio, nei movimenti anti-globalizzazione e per la pace, nel nuovo femminismo e nelle lotte dei movimenti lgbt.
Sempre tenendo fermo un orientamento finalizzato alla ricostruzione di una soggettività e di una organizzazione politica anticapitalista, internazionalista, femminista, ecologista.
Questo progetto si è dipanato nel corso degli anni 90 e 2000, nella battaglia politica interna al Prc contro le derive governiste di quel partito, rese evidenti, in particolar modo, con il secondo governo Prodi. Abbiamo cercato di indicare una via d’uscita all’impasse della sinistra, alternativa a quella proposta da Fausto Bertinotti e dal gruppo dirigente di Rifondazione. Quella battaglia, in termini di consenso, non ha avuto l’esito sperato.
Ma i vincitori di quella contesa hanno ottenuto una vittoria di Pirro che presto si è trasformata nella disfatta del partito e risultano tra i principali responsabili della scomparsa della sinistra politica dal panorama italiano.
Restiamo convinti che l’esperienza condotta negli anni, o decenni, trascorsi alle nostre spalle, sia stata giusta. E’ stato giusto contestare in radice la cultura politica dominante della sinistra italiana, derivante dal riformismo togliattiano e dalla vocazione al compromesso sociale. E’ stato giusto denunciare il ruolo nefasto che lo stalinismo ha avuto nella storia del movimento operaio internazionale, battendosi per recuperare “la memoria dei vinti”, le giuste battaglie storiche degli oppositori alla Terza Internazionale. E’ stato giusto lavorare per il rinnovamento culturale del marxismo, recuperando le teorie migliori e la freschezza dell’apparato critico dello stesso Marx contro ogni tentazione di ossificazione. E’ stato giusto battersi contro gli apparati burocratici del movimento operaio, in campo politico e sindacale, rivendicando l’autorganizzazione e il protagonismo operaio come unico viatico per una effettiva emancipazione. E’ stato giusto recuperare il pensiero ecologista come punto nevralgico di un’identità per la nuova sinistra.
Rivendichiamo, in particolare, lo sforzo costante di coniugare, nella nostra concezione della sinistra anticapitalista, il femminismo con il marxismo critico e di fare del protagonismo delle donne un passaggio ineludibile per qualsiasi progetto di trasformazione. E’ stato giusto mantenere la rotta su un progetto di trasformazione rivoluzionaria e socialista della realtà esistente.
Tutto questo non ha impedito anche al nostro progetto di segnare il passo. Non siamo riusciti a costruire una alternativa forte e credibile alla deriva della sinistra italiana e, nel momento in cui si sono verificati grandi sommovimenti internazionali (la crisi) e modificazioni profonde nel corpo vivo della sinistra politica – si pensi alla crisi del Pd, dopo quella di Rifondazione – abbiamo iniziato a maturare, al nostro interno, analisi e progetti diversi per rispondere alla crisi.
La nostra ultima conferenza ci ha consegnato un’organizzazione sostanzialmente divisa a metà su due progetti la cui alternatività si è mostrata evidente con il passare del tempo. La politica, del resto, non può essere confinata alla sola analisi e alla condivisione degli orizzonti di fondo.
Se fosse così non esisterebbero, e non sarebbero esistite, scissioni, divisioni, divaricazioni inconciliabili.
A questo punto avremmo potuto dare vita a una classica contesa, strappandoci reciprocamente consensi, in un faticoso lavoro di interdizione simultanea. Avremmo potuto anche nascondere le nostre divergenze e “fare finta” che non fosse successo nulla dando vita, di fatto, a due correnti separate.
Abbiamo preferito spiegare la nostra situazione, renderla esplicita e trasparente con la presunzione di offrire un altro modo di affrontare la crisi della sinistra.
Con questa lettera noi dichiariamo chiusa l’esperienza politica di Sinistra Critica che quindi da oggi non esisterà più nel nome e nella simbologia. Ma il collettivo militante che questa organizzazione ha rappresentato non si ritira dalle battaglie politiche e sociali: dalle sue “ceneri” nascono altre storie, anzi già operano iniziative e attività articolate e complesse. I suoi e le sue militanti daranno vita, infatti, a progetti diversi, uno che propone una organizzazione politica più che mai orientata a un forte radicamento di classe, l’altro intenzionato a intraprendere, in un’ottica di classe, la strada della promiscuità tra “politico” e “sociale” che cominceranno a vivere pubblicamente nelle prossime settimane e nel mese di settembre.
Abbiamo pensato che invece di dare vita a scontri e recriminazioni fosse più giusto e utile, anche per rispetto alla nostra storia comune, condividere il momento della separazione, rispettando l’impegno di tanti e tante militanti. Speriamo che i due progetti politici che scaturiranno dalla nostra esperienza restino complementari tra loro anche se distinti. Non sappiamo se ci riusciremo ma questa è la nostra intenzione.
Anche per questo abbiamo deciso di garantirci per il futuro uno spirito fraterno dividendo con un accordo comune espresso in uno specifico testo scritto le poche risorse esistenti e garantendo a ciascuno l’operatività politica organizzativa.
In questo nuovo quadro politico organizzativo, insieme ribadiamo, la comune adesione al dibattito, al patrimonio e al progetto politico della corrente Quarta internazionale così come si è andata evolvendo nel tempo e come oggi si presenta nelle sue articolazioni internazionali: dal progetto del Nuovo partito anticapitalista francese, al dibattito latinoamericano fino alle nuove esperienze asiatiche. Un riferimento non dogmatico ma politico, culturale e “in progress”.
Il coordinamento nazionale

lunedì 10 giugno 2013

Ciao Alberto

Per chi vuole salutare Alberto i funerali si svolgeranno mercoledì 12 giugno alle ore 16 partendo dalla chiesa di Cascina del Sole a Bollate

Domenica notte è scomparso causa improvvisa grave malattia il compagno Alberto Bambozzi che viveva a Cascina del Sole di Bollate. Alberto era conosciuto in città per la sua allegria, simpatia e disponibilità verso gli altri, ma anche perché amava la musica e negli anni ’70 era considerato uno dei più attenti conoscitori della musica rock internazionale. Impegnato anche politicamente è stato negli anni ’80 consigliere di zona di Cassina Nuova di Bollate per Democrazia Proletaria, e nelle ultime elezioni amministrative bollatesi candidato nella lista di Sinistra Critica. 

Ciao Alberto, resterà sempre presente in tutti noi il tuo spirito libertario che ha caratterizzato la tua e la nostra vita.
Le compagne e i compagni di Sinistra Critica

martedì 12 marzo 2013

Rifiutiamo il debito, riprendiamoci il credito. Finanziare l'alternativa


Verso la seconda assemblea nazionale “Per una nuova finanza pubblica e sociale”


Incontro nazionale –
Sabato 16 marzo dalle 11.00
c/o Occupy Maflow, va Boccaccio 1, Trezzano sul Naviglio (MI)*


In tutta l'Europa e anche in Italia si moltiplicano le esperienze di autogestione di lavoratrici e lavoratori: vogliamo cominciare a metterle in rete e costruire le condizioni della loro stabilità - e per questo serve anche un credito pubblico e indirizzato a imprese di utilità sociale e pubblica.

Vogliamo anche guardare cosa c'è dietro il trucco del «debito pubblico», per svelarne gli aspetti di illegittimità (e a volte di illegalità): per questo serve una campagna che sviluppi «audit» locali e nazionale perché le/i cittadine/i si riapproprino della conoscenza sui bilanci pubblici.

La campagna per una nuova finanza pubblica e sociale è un'iniziativa che parte dal basso, dai bisogni e dai diritti di lavoratrici e lavoratori (precari, in via di precarizzazione, disoccupati) e da una volontà di cittadinanza consapevole e partecipata - contro la privatizzazione economica, sociale, finanziaria e per riprendere il controllo della finanza.


Programma dell'incontro:

martedì 5 marzo 2013

Nota dell’Esecutivo di Sinistra Critica

5 marzo 2013

Il coordinamento nazionale di Sinistra Critica si è riunito a Roma il 2 e 3 marzo per un’analisi del voto e della situazione politica. Da questo punto di vista sono stati prodotti due contributi analitici (a firma uno di Piero Maestri e l’altro di Francesco Locantore, Andrea Martini, Nando Simeone e Franco Turigliatto) che costituiscono l’allegato di questa nota.


Il Coordinamento si è soffermato, in particolare, sulla situazione interna a Sinistra Critica così come scaturita dall’ultima Conferenza nazionale dove, due diverse posizioni si sono fronteggiate e alla fine sostanzialmente eguagliate. Il lavoro degli ultimi sei mesi non ha prodotto significativi passi avanti nella convergenza tra quelle impostazioni che affrontano diversamente nodi analitici e teorici rilevanti e soprattutto si danno progetti di lavoro politico e strumenti di intervento differenti.


Il coordinamento ha deciso di affrontare con chiarezza questa situazione puntando a costruire una situazione nuova di Sinistra Critica in cui evitare di ripercorrere vecchi vizi e divisioni della sinistra di classe ma, allo stesso tempo, rispettando l’impegno di tanti e tante militanti che merita uno sforzo di trasparenza. In questo senso il coordinamento è giunto a una decisione unanime (con un astenuto) sulla necessità, opportunità e, si spera, utilità, di uno schema organizzativo nuovo.


I-le militanti di Sc, infatti, decidono di dotarsi di in un quadro unitario fondato, sostanzialmente, sulla comune adesione al dibattito, al patrimonio e al progetto politico della corrente Quarta internazionale così come si è andata evolvendo nel tempo e come oggi si presenta nelle sue articolazioni internazionali: dal progetto del Nuovo partito anticapitalista francese, al dibattito latinoamericano fino alle nuove esperienze asiatiche. Un riferimento non dogmatico ma politico, culturale e “in progress”.


Da questa comune appartenenza discenderanno, nella prossima fase, due progetti politici in solidarietà tra loro ma distinti. Le forme e la natura dei progetti andranno meglio precisati ma, in larga parte, saranno il frutto degli orientamenti proposti all’ultima conferenza nazionale dai due documenti allora presentati (il documento nazionale e gli ampi emendamenti presentati). A livello locale, Sinistra Critica continuerà, in questa fase, a operare sulla base dei deliberati dei circoli.


Il coordinamento si impegna, in uno spirito fraterno e di solidarietà, a gestire in comune le (poche) risorse finanziarie esistenti e il patrimonio di sedi, e a programmare appuntamenti di dibattito comune tra i due progetti. Il sito nazionale pubblicherà come posizione comune di Sinistra Critica i testi e le posizioni condivise e pubblicherà tutti gli altri interventi di analisi e di proposte con la firma della/e autrici o degli autori. Nel prossimo periodo dovremo meglio definire quale sia la nostra “casa comune” che mantiene questi rapporti solidali e allo stesso tempo il libero dispiegamento dei progetti.


Quello che avviamo è un percorso difficile, in parte obbligato e certamente inedito. Ci muove la volontà di non acuire, in maniera irreversibile, le divergenze che nel tempo abbiamo accumulato ma anche di non nasconderle, né a noi né ai nostri interlocutori. Le vicende della lotta di classe in Italia sono oggi particolarmente complesse e articolate e diversi i modi di affrontarle. Anche dotarsi di una modalità innovativa rappresenta un contributo al processo, complesso ma necessario, di una forte e nuova sinistra anticapitalista nel nostro Paese.


L’Esecutivo nazionale di Sinistra Critica

mercoledì 27 febbraio 2013

Elezioni politiche, un primo commento “a caldo”

Andrea Martini
beppegrilloI risultati giungono con lentezza, inframezzati da improbabili e inattendibiliistant poll, e si intrecciano con le norme farragginose e antidemocratiche di una legge elettorale fatta per conservare il potere e non per misurare lealmente e in modo trasparente la volontà delle elettrici e degli elettori.
Ma la valutazione sui risultati di fondo e sul quadro postlettorale si definisce con nettezza.
Il risultato sconfessa tutte le previsioni e gli auspici: la “macchina da guerra” di Bersani fallisce l’obiettivo e, ancora una volta, il disegno del PD di conquistare il governo approfittando di una presunta rottura tra i principali esponenti della classe dominante e il personale politico della destra berlusconiana si arena. E a restare fortemente delusi sono anche gli altri grandi attori della politica: i “mercati” e i tecnocrati della UE e della BCE che vedono con terrore la prospettiva di una grande ingovernabilità di un paese grande e cruciale come l’Italia. Certo, il loro uomo di riferimento in Italia era Monti, ma erano tutti consapevoli che Supermario avrebbe potuto al massimo giocare un ruolo di supporto e di condizionamento di un governo presieduto da Bersani. E invece, probabilmente, il parlamento resterà segnato in maniera determinante non solo dal successo di Grillo ma anche e soprattutto per loro dalla sconfitta e dal ridimensionamento del progetto centrista.

Chi vince, chi perde


bersani-berlusconidi Salvatore Cannavò da Il Fatto Quotidiano
Berlusconi è il principale sconfitto lasciando sul campo oltre 6 milioni di voti. Ma il Pd, con la perdita di 3,5 milioni di voti, ne oscura il tracollo.
Lo tsunami elettorale ha colpito innanzitutto il centrodestra, ma si è abbattuto inaspettatamente anche sul Pd. L’analisi dei dati reali, fatta dall’Istituto Cattaneo, mette da parte le percentuali e utilizza i voti assoluti per capire come si sono spostati fisicamente milioni di consensi da una parte all’altra. Con questa analisi, ad esempio, si scopre che il principale sconfitto delle elezioni è proprio Silvio Berlusconi che, sottolinea l’Istituto, ha subito “una riduzione dei consensi tra il 2008 e il 2013 pari a quasi il 50%” lasciando per strada 6.296.744 voti. Nelle regioni centrali il partito di Berlusconi perde esattamente la metà dei consensi (-50,1) mentre l’unica area dove “contiene” la sconfitta è il Nord-est in cui la riduzione dei voti è stata in media del 30% riducendosi al 34% in Veneto.

mercoledì 13 febbraio 2013

AL SAN RAFFAELE: UN NO IN DIFESA DELLA DIGNITA’ DEL LAVORO


Malgrado le pressioni interne, la disinformazione della stampa e il ricatto dei licenziamenti, quasi il 90% di lavoratori e lavoratrici hanno partecipato al referendum e in grande maggioranza (il 55%) hanno risposto No.

Ecco le ragioni:
1)      Rotelli, il nuovo proprietario, accettava di ritirare i 244 licenziamenti, ma solo quelli oggi previsti, senza impegni a non riproporli in seguito, magari mascherati da esternalizzazioni;
2)     I 244 licenziamenti non tengono conto di nessun criterio obiettivo (anzianità, carichi famigliari, famiglie monoreddito, ecc.) e in molti casi lasciano prevedere la chiusura di reparti, con altri licenziamenti e perdita di qualità  del servizio;
3)     L’accordo imponeva un taglio salariale del 9/10% (ma non per le fasce alte -medici e dirigenti-) intaccando le indennità contrattuali mentre i lavoratori erano disposti ad accettare una riduzione media del 7% ma solo attingendo al salario accessorio.
4)     La Direazione respingeva la richiesta di porre un termine al periodo di taglio salariale e la possibilità per i lavoratori di avere informazioni sullo stato deficitario dell’Ospedale (che motiverebbe i sacrifici imposti ai dipendenti);
5)     La bozza prevedeva il passaggio dal contratto degli ospedalieri pubblici a quello degli Ospedali privati (AIOP) che comporta una riduzione del salario, l’aumento (senza compenso) di due ore dell’orario settimanale e la perdita degli istituti normativi (diritto allo studio, permessi retribuiti, costo mensa, ferie estive).
6)     Nella bozza non vi era nessun impegno da parte della Direzione di ritirare il blocco di tutti gli accordi aziendali degli ultimi trent’anni, quelli salariali come quelli in difesa della dignità del lavoro e perfino quelli strettamente funzionali ad assicurare la qualità dell’assistenza. 

QUEL NO E’ STATO QUINDI UN ESEMPIO DI DIGNITA’ E DI DISPONIBILITA’ ALLA LOTTA
CHE DEVE ORA PROSEGUIRE CON L’APPOGGIO DI TUTTI.

L’ostinazione della Direzione, i 244 licenziamenti, la denuncia degli accordi già in essere, il rifiuto di qualsiasi discussione con le Rappresentanze sindacali fanno parte dall’attacco generalizzato condotto in queste settimane all’intero comparto della Sanità, pubblica e privata. Tutto questo mette in pericolo non solo i posti di lavoro, la possibilità di sopravvivenza delle famiglie, ma anche la qualità delle prestazioni rese ai cittadini utenti dal Servizio Sanitario Nazionale, pubblico e privato.

IL SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL SAN RAFFAELE E’ QUINDI INTERESSE DI TUTTI,
LAVORATORI DEGLI OSPEDALI E CITTADINI UTENTI.
Per questo è necessario:
-        respingere i prevedibili licenziamenti al San Raffaele contestandoli sul piano legale e respingendoli con la mobilitazione;
-        costituire una cassa di resistenza che aiuti i lavoratori in lotta e i licenziati a resistere anche a lungo;
-        costruire un efficace coordinamento dei lavoratori ospedalieri intorno alla vertenza del San Raffaele;
-        costringere le autorità locali (dai Comuni -in particolare Milano- alla Regione) a uscire dalla indifferenza dimostrata finora per assumere precisi impegni
-        costituire comitati di appoggio a queste vertenze per dimostrare l’attenzione dei cittadini utenti a una vicenda che li riguarda anche direttamente;
-        se l’attuale proprietà, malgrado i tanti apporti di denaro pubblico, non si dimostrerà in grado di far funzionare questo ospedale ai livelli qualitativi necessari, si porrà la necessità di passare a una proprietà pubblica, controllata in forme realmente democratiche dai lavoratori e dagli utenti.

LA NOSTRA SOLIDARIETA’ CON LAVORATRICI E LAVORATORI DELLA SANITA’ E DEL SAN RAFFAELE SI MANIFESTERA’ PARTECIPANDO ATTIVAMENTE A TUTTE LE INIZIATIVE CHE VERRANNO PROPOSTE.

Sinistra Critica Milano

domenica 10 febbraio 2013


L’assassinio di Chokri Belaid è un attacco alla libertà delle/dei tunisine/i

Comunicato di Sinistra Critica
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Solidarietà con il Fronte popolare tunisino contro le politiche reazionarie e neoliberiste
Sostegno alle/ai rivoluzionari/e tunisine e alle/ai lavoratrici/lavoratori in sciopero
Smentendo i troppi becchini che avevano già dato per morto e seppellito il processo rivoluzionario iniziato in Tunisia nel dicembre 2010, migliaia di donne e uomini sono scesi in piazza negli ultimi due giorni a Tunisi e nelle altre città del paese per protestare contro l’omicidio politico di Chokri Belaid, leader del «Partito dei patrioti democratici uniti» (Watad) e del «Fronte popolare per il raggiungimento degli obiettivi della rivoluzione», del quale Watad è parte.
Per protestare e per riaffermare gli obiettivi di quella rivoluzione.
Le proteste rappresentano infatti non solamente una risposta ferma e organizzata all’omicidio del leader democratico, ma soprattutto la consapevolezza dei settori rivoluzionari tunisini che quell’omicidio porta la responsabilità morale e politica dei settori islamisti al governo e dei loro alleati salafiti – che già avevano pesantemente minacciato Belaid nelle scorse settimane in seguito a suoi interventi in difesa delle libertà in Tunisia e di critica al partito di governo per le sue politiche reazionarie e per la sua tolleranza nei confronti di aree violente ed estremiste che agiscono indisturbate contro i diritti (e i corpi) delle donne e le libertà civili.
A queste proteste che ancora oggi hanno riempito le strade delle città tunisine, e che sono state ancora una volta violentemente represse, farà seguito (oggi) uno sciopero generale indetto dall’Ugtt nella giornata dei funerali del leader democratico, dopo che nei mesi scorsi altri scioperi erano stati condotti contro gli attacchi alle libertà sindacali e gli attentati nei confronti delle sedi delle organizzazioni dei lavoratori.
La solidarietà che esprimiamo oggi verso la sinistra tunisina, verso le lavoratrici e i lavoratori in sciopero e verso la popolazione nel suo insieme non è solamente una risposta all’omicidio di Chokri Belaid, ma una dichiarazione di sostegno alle rivendicazioni che i settori democratici e della sinistra rivoluzionaria avanzano nell’attuale situazione tunisina:
* contro la linea del partito di governo Ennahda, reazionaria, antidemocratica e contraria ai diritti delle donne;
*per la cancellazione del debito e degli accordi di cooperazione con le forze economiche e politiche che ancora vogliono tenere la Tunisia sotto il dominio neoliberista;
*contro la disoccupazione e per il diritto al lavoro;
* per la difesa delle classi popolari e delle regioni svantaggiate;
*per combattere le illusioni riguardo al polo liberale riunito intorno a vecchi esponenti del partito già di Ben Ali;
* per la caduta del governo e la creazione di governo popolare che risponda ai bisogni di lavoratrici e lavoratori e porti avanti i contenuti per i quali le/i tunisine/i hanno fatto la rivoluzione: libertà, giustizia sociale, democrazia, dignità.
La rivoluzione tunisina non è stata fermata – così come non lo sono state quelle degli altri paesi della regione araba – e deve avere il massimo sostegno delle forze democratiche, anticapitaliste e rivoluzionarie, in particolare del Mediterraneo.
Esprimiamo oggi il nostro lutto per la perdita di Chokri Belaid e dichiariamo il nostro impegno a partecipare alle iniziative di protesta che in Italia si stanno svolgendo nei pressi dei consolati della Tunisia a fianco delle/dei migranti tunisine/i nel nostro paese e agli incontri internazionali, contro il debito e le politiche di austerità, che il Fronte popolare tunisino sta organizzando.
Sinistra Critica

giovedì 7 febbraio 2013

M5 - una buona notizia? Solo in parte.

Domenica 11 febbraio a Milano s’inaugurerà il primo tratto della linea metropolitana 5, che collegherà i capolinea di Zara e Bignami, portando il numero di stazioni della rete a 101.

Una buona notizia? Solo in parte, perché l’evento non basta a nascondere l’assenza di iniziativa dell’amministrazione Pisapia in tema di trasporto pubblico locale.

Ben poche sono le opere effettivamente avviate, se si fa eccezione per la nuova corsia preferenziale lungo viale Umbria e viale Piceno, destinata alla circolare filoviaria, i cui lavori peraltro procedono a rilento.

Ancora peggio per quanto riguarda gli annunciati interventi per aumentare la velocità delle linee tranviarie: non si sono viste le promesse corsie riservate ai mezzi pubblici, e pure l’asservimento dei semafori non decolla, salvo qualche esperimento spesso inefficace.

E intanto che nel capoluogo lombardo s’inaugura la prima metrò senza conducente, a poca
distanza, a Monza, Nord Est Trasporti, azienda del gruppo Atm, licenzia 21 autisti, a causa del taglio dei trasferimenti da parte del comune della Brianza.
Lavoratori che, sinora, la “casa madre” Atm si è rifiutata di riassorbire nei propri organici.

giovedì 24 gennaio 2013

Elezioni politiche 2013: Comunicato del Coordinamento Nazionale di Sinistra Critica


Le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio sembrano costituire una vera e propria anomalia nella storia politica del nostro paese.
Lo scontro che si è acceso tra i tre principali schieramenti punta a nascondere all’attenzione degli elettori e delle elettrici il fatto che tutti e tre hanno sostenuto nel recentissimo passato il governo Monti che si è caratterizzato durante tutti i suoi 14 mesi di vita per un’ininterrotta e feroce aggressione ai diritti e a tutte le principali conquiste delle classi subalterne: la distruzione della previdenza pubblica (con la peggiore controriforma pensionistica di tutta Europa), l’annullamento dell’articolo 18 e la reintroduzione della libertà di licenziamento arbitrario, la controriforma degli ammortizzatori sociali, le disposizioni per la svendita del patrimonio pubblico e dei servizi, i tagli lineari agli enti locali, allo stato sociale, alla scuola e alla sanità pubbliche, gli aumenti delle imposte a carico dei redditi più bassi, le misure che hanno creato le condizioni per il crescere dello sfruttamento e della disoccupazione di massa e per il diffondersi della povertà sono state tutte approvate con il sostegno dei partiti di Berlusconi, Bersani, Monti e Casini...

domenica 30 dicembre 2012

Risoluzione del Coordinamento nazionale di Sinistra Critica sulle liste del movimento arancione

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1. L’assemblea del 22 dicembre al teatro Quirino di “Cambiare si può” ha chiuso una serie di assemblee locali, svoltesi nel fine settimana precedente, in cui sono state espresse le speranze per un progetto nuovo, programmaticamente ancorato a sinistra e fondato su modalità nuove di costruzione delle liste e nettamente distinto dal centrosinistra.
Queste richieste e proposte si sono scontrate con l’operazione di De Magistris e Ingroia (sostenuta in particolare da IDV e PdCI, con l’assenso di Rifondazione e Verdi), finalizzata ad sussumere nel loro progetto quanti si sono mobilitati intorno a «Cambiare si può».
Come in altre occasioni le assemblee di base sono il luogo di una sensibilità a sinistra, ma poi le decisioni di fondo di segno moderato vengono prese in ambiti più ristretti dai gruppi dirigenti.
Così l’assemblea, al di là della richiesta di alcune correzioni programmatiche, non ha avuto la forza di chiarire i nodi fondamentali di una possibile presenza alle elezioni davvero alternativa al centrosinistra, prima e soprattutto dopo le elezioni.
Questa situazione è stata determinata prevalentemente dall’invasione di campo, sul piano del metodo e dei contenuti politici, della candidatura di Ingroia e dal ruolo dei partiti. Questi due fattori accentuano le ambiguità attuali; il ruolo leaderistico di Ingroia e del suo “decalogo” spingono a una sintesi prodotta dalle forze favorevoli ad accordi col centrosinistra (forse meno in campagna elettorale, necessariamente, ma certamente dopo sul piano istituzionale nel caso in cui la lista avesse eletti in parlamento) e peseranno anche nelle scelte delle candidature.
Per tutte queste ragioni le nostre compagne e i nostri compagni non hanno partecipato al voto sui quesiti proposti per il referendum on line.

2. Sinistra Critica si è impegnata nelle assemblee locali e anche nelle due assemblee nazionali nel dibattito sul progetto elettorale alternativo di Cambiare si può, riscontrando significative convergenze ed interlocuzioni politiche sulle sue proposte programmatiche e di metodo. Nelle assemblee dei prossimi giorni le nostre compagne e i nostri compagni interverranno per spiegare che, mentre nel processo partecipativo che l’appello Cambiare si può aveva innescato stavano profilandosi le condizioni per un nostro impegno nelle liste, il nuovo progetto di Ingroia e dei partiti che lo sostengono ha preso il sopravvento, determinando altri equilibri e profili politici da noi non condivisibili: per questo Sinistra Critica non sarà impegnata in questo progetto elettorale.
Porteremo anche nella discussione, come per altro già fatto nelle assemblee, la necessità della convergenza nella costruzione sul piano sociale di una “Agenda alternativa” al liberismo del centrosinistra, distinta dal “decalogo” di Ingroia, e distinta dai progetti elettorali in gestazione, capace cioè di operare prima e dopo le elezioni.
Va infine specificato che un’eventuale nostra indicazione di voto a favore della lista in gestazione sarà verificata sulla base delle liste e del profilo politico definitivo della coalizione arancione.
Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Critica invita naturalmente le/i compagne/i dei circoli territoriali a non avanzare a nome di Sinistra Critica alcuna proposta di candidatura di compagne/i dell’organizzazione (e/o a nome della stessa) nelle liste di questo percorso elettorale.

3. Sinistra Critica non presenterà proprie liste alle elezioni, ritenendo che su questo terreno non esistano oggi le condizioni, né politiche né organizzative, per una presentazione autonoma né per una presenza anticapitalista più ampia efficace e nuova. Questa presenza va costruita più che mai sul piano delle lotte e dei movimenti sociali, affinché questi possano dare vita a una forte risposta sociale e politica alla violenza dell’attacco della classe dominante.

mercoledì 19 dicembre 2012

Si può (ancora) cambiare….


Un’occasione da non perdere per costruire un’alternativa al centrosinistra

Comunicato dell’Esecutivo nazionale di Sinistra Critica

Migliaia di donne e uomini in tutt’Italia hanno nei giorni scorsi partecipato alle assemblee locali del progetto “Cambiare si può”, dando vita ad un’esperienza importante di discussione, di relazione e di proposta politica.

Queste assemblee hanno rappresentato un dato molto positivo per la partecipazione, per la discussione approfondita, per lo spirito unitario che le ha animate e per l’interesse e il consenso che hanno ricevuto (e sono stati recepiti) contenuti di radicale alternativa alle politiche liberiste, al cappio del debito, alla distruzione del bene pubblico. Contenuti di radicalità che si sono sempre accompagnati all’affermazione di una collocazione a sinistra e alternativa al centrosinistra. Un percorso che parte dal basso e vuole fare a meno di leader, di schemi predefiniti, di una politica ormai vecchia e assolutamente distante dai bisogni, dalle speranze e dalle passioni di lavoratrici e lavoratori (precari e non), disoccupate/i, pensionate/i, giovani.

Questo percorso rappresenta una grande occasione che rischia di non essere sfruttata, anzi, di essere sacrificata sull’altare delle alleanze politiche verticistiche.

mercoledì 5 dicembre 2012

Perché non ci interessano le primarie in Lombardia

Il meccanismo delle primarie non c’è mai piaciuto.

Rappresentano l’estremo grado di spettacolarizzazione della politica, tutto giocato sulla personalizzazione dello scontro tra candidati, più fittizio che reale, a beneficio del cittadino trasformato in “spettatore-votante”, come nei peggiori reality-show.

Una pantomima televisiva per oscurare la sostanziale omogeneità di contenuti, dal momento che le “ricette” proposte da tutti gli attori in gioco sono le stesse che ci hanno somministrato il centrosinistra di Prodi e il centrodestra di Berlusconi e che trovano nel governo di massacro sociale di Monti la loro massima espressione.

I risultati sono noti: secondo la stessa Banca d’Italia, per le famiglie italiane siamo al quinto anno di riduzione del reddito reale, che dal 2008 al 2011 era già sceso del 5 per cento.

Dispiace vedere che in Lombardia, in vista delle elezioni regionali, alcune forze politiche che pure si oppongono nazionalmente ad accordi col Pd, si prestino a una copertura a sinistra al medesimo “gioco degli specchi”, appoggiando una candidatura pur dignitosa come quella di Andrea Di Stefano.

La candidatura ufficiale del perbenista, cattolico e moderato Umberto Ambrosoli non è che una conferma di quanto sia illusorio pensare di poter “riformare” e condizionare il “centrosinistra” o credere in un “ravvedimento” del Partito democratico.

Ambrosoli, e in particolare la sua lista, rappresenta in Lombardia quel potere finanziario, quell'1% contro cui giustamente ci si scaglia in tutto il mondo, perché tra le cause principali della crisi capitalistica e agente fondamentale per farla pagare al 99%.

Parliamo dei Mazzotta, dei Bassetti e persino degli amici della Compagnia delle opere! Ci rendiamo conto? E' come portare gli operai Fiat che a Mirafiori hanno votato No a Marchionne a votare il candidato sindaco espressione di Marchionne, Piero Fassino, proprio con analoga procedura.

Né l’alternativa può essere rappresentata dalla protesta grillina, che pur facendosi portavoce di una condivisibile critica “antisistema”, è estremamente vaga e ambigua sul piano dei contenuti propositivi.

Anche in Lombardia esiste un’ampia area di persone che non si riconoscono nei due “poli” che hanno governato negli ultimi vent’anni e che non sono più disposte a subire la logica del “meno peggio”.
Così come a livello nazionale è necessario costruire un’alternativa alle politiche dell’attuale governo, in Lombardia occorre costruire un’alternativa vera al “formigonismo”.

E’ un’alternativa che per noi vive nei comitati contro la realizzazione delle grandi opere autostradali, Tem, Pedemontana e Brebremi, per un diversa idea di mobilità fondata sul trasporto pubblico e sulla ciclabilità, e nei comitati contro le speculazioni dell’Expo 2015.

Che vive nella battaglia delle lavoratrici dell’Ospedale San Raffaele e in generale nelle lotte di coloro che vogliono difendere la sanità pubblica e accessibile a tutti, contro il modello affaristico e clientelare delle reti di potere formigoniane.

Che vive nelle lotte degli studenti e delle studentesse, nelle resistenze in difesa dei servizi pubblici locali, di cui il referendum sull’acqua ha segnato un punto importante ma non definitivo.

Tutto ciò è incompatibile con la ricerca di un compromesso con il Partito Democratico, che in Lombardia sì è particolarmente distinto per la debolezza dell’opposizione al blocco di potere formigoniano e leghista.

Forse perché i soggetti e le forze che il Pd rappresenta, con quel blocco di potere spartiscono ottimi affari!

A livello nazionale, guardiamo con interesse all’appello lanciato dal cartello “Cambiare si può” al teatro Vittoria di Roma, pur sapendo che ci sono ancora importanti nodi politici da sciogliere affinché possa diventare uno strumento veramente utile.

Ci spiace constatare, lo ripetiamo, che alcune delle forze politiche nazionali che in tale appello si riconoscono, in Lombardia fanno scelte diverse, riproponendo la logica del compromesso al ribasso con il centrosinistra.

Per quanto ci riguarda, le primarie lombarde non ci interessano, perché nulla hanno a che fare con il progetto di alternativa di cui c’è veramente bisogno.

martedì 27 novembre 2012

Exposizione delle libertà in Russia!


Venerdì 30 novembre alle 17.30, in via Dante sotto la bandiera della federazione Russa per l'Expo2015, presidio in solidarietà con la sinistra e i democratici in Russia, per la libertà  dei prigionieri politici e per la fine della repressione
ОСТАНОВИТЬ ПОЛИТИЧЕСКИЕ РЕПРЕССИИ В РОССИИ!

Il presidente russo Vladimir Putin inaugurava il suo terzo mandato… inaugurando allo stesso tempo una nuova e pesante ondata repressiva, questa volta contro l’opposizione di sinistra e democratica, dopo i casi più conosciuti della detenzione del gruppo punk-femminista delle “Pussy Riot” e prima ancora dei suoi avversari politici personali.
Dopo le manifestazioni di protesta del 6 maggio scorso – quando la polizia ha pesantemente caricato le dimostrazioni pacifiche e autorizzate, diversi dirigenti socialisti sono stati arrestati in Russia: in particolare Sergei Udaltsov e Leonid Razvozzhayev, dal “Fronte di Sinistra”, e Konstantin Lebedev del “Movimento Socialista Russo”, con l’accusa di “complotto” e di organizzazione dei “disordini di massa” di quelle manifestazioni. Non sono state però le uniche persone ad essere arrestate, e nella loro detenzione torturate e/o picchiate: informazioni maggiori si possono trovare su
http://ilmegafonoquotidiano.globalist.it/news/la-repressione-di-putin 
http://6may.org/en/
http://www.politzk-ru.org/taglist.html?tag=eng&key=tags

Questa ondata repressiva è solamente un episodio della gestione del governo da parte di oligarchi intorno a Putin e i suoi soci, della più generale mancanza di reali libertà politiche e civili (che colpiscono in particolare le persone Lgbt), dell’intolleranza verso qualsiasi opposizione politica e sociale.

Nella città dell’Expo2015, dove le “mille bandiere” dei paesi partecipanti accolgono i visitatori del centro della città, vogliamo raccontare cosa avviene sotto la bandiera della Federazione russa: per questo manifestiamo – proprio sotto la bandiera russa in via Dante, venerdì 30 novembre dalle 17.30 – per l’immediato rilascio dei prigionieri politici e di tutte le persone arrestate per la partecipazione alle manifestazioni di protesta dello scorso maggio; la fine di ogni processo basato sulle accuse di “sommossa”, palesemente infondate; un  giusto e indipendente processo per chi è accusato di “violenza contro pubblico ufficiale” per aver resistito ad arresti illegali.

Basta con la repressione politica nella Federazione Russa
Basta con l’impunità per le autorità e le forze “dell’ordine”
Libertà per gli arrestati per le manifestazioni in piazza Bolotnava
Libertà per tutti le prigioniere e i prigionieri politiche/i

ОСТАНОВИТЬ ПОЛИТИЧЕСКИЕ РЕПРЕССИИ В РОССИИ!

Stop political repression in Russia!

Sinistra Critica - movimento per la sinistra anticapitalista - Milano

lunedì 26 novembre 2012

I rivoluzionari devono resistere a Morsi, ma anche opporsi al vecchio regime di Moubarak

pubblicata da International Tahrir il giorno Venerdì 30 novembre 2012 alle ore 12.26 ·

I provvedimenti di Morsi sono un segno di debolezza. I poteri del vecchio regime sono ancora in pista e potrebbero approfittare della situazione. La sinistra non deve cadere nella trappola dell'alleanza con i nemici della rivoluzione.


Manifestazioni di novembre a P.zza Tahrir

Di Tamer Wagih *

Il 12 agosto, il presidente Mohamed Morsi ha emanato un decreto costituzionale attraverso il quale ha messo fine potere del Consiglio Supremo delle forze armate (SCAF)...

domenica 18 novembre 2012

La miglior difesa è il massacro!



Oggi pomeriggio (domenica 18 novembre) alle 16.00 presidio in piazza Duomo a Milano, contro l'attacco israeliano a Gaza. 
Un nostro commento sulla vicenda....

Basta con l'ipocrisia israeliana e degli alleati europei. Basta con la guerra israeliana al popolo palestinese

«È tempo che Israele riconosca che Gaza è un nemico. Ed agisca di conseguenza: smetta di fornire elettricità e far passare cibo. Dichiari ufficialmente che siamo in uno stato di guerra e agisca di conseguenza». Parole dello scrittore «pacifista» Abraham Yeoshua, lo stesso che nel condannare la «seconda Intifada» palestinese commentava che l'errore dei palestinesi stessi era quello di volere «la pace e la giustizia», il che è ovviamente una colpa!
Su una cosa ha però ragione: Israele è in guerra contro Gaza, è in guerra contro la popolazione di Gaza. E non solo o non tanto perché da qualche giorno ha ripreso i bombardamenti mirati e indiscriminati contro la Striscia, ma perché dopo la farsa del «ritiro unilaterale» del 205, Israele ha mantenuto la Striscia sotto un vero e proprio assedio. E' l'altra forma dell'occupazione che continua.
Perché deve essere Israele a «fornire elettricità e passare cibo»? Perché Israele controlla tutti i confini con la Striscia e vuole continuare a ordinare all'Egitto come gestire il confine di Rafah. Perché Israele impedisce un'economia autonoma palestinese - impedendo ai pescatori di pescare, agli agricoltori di avere sicurezza nei campi, ai commercianti di poter vendere e acquistare dove preferiscono; ai palestinesi impedisce la possibilità di vivere nella loro terra!
Israele è in guerra con Gaza - e i peggiori cantori di questa guerra sono coloro che, come Yeoshua, cercano di far dimenticare che la responsabilità della guerra è di Israele e della sua politica....

giovedì 15 novembre 2012

COMUNICATO SINISTRA CRITICA SUL 14 NOVEMBRE

14 novembre, grande giornata di lotta europea contro le politiche di austerità
No alla repressione, libertà di manifestazione! Libertà per gli/le arrestati/e!


Come in gran parte degli altri paesi della UE, oggi anche in Italia centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori, di studentesse e di studenti, sono scesi in piazza oggi nella giornata dello sciopero generale europeo.
La mobilitazione è andata molto oltre la chiamata allo sciopero della Cgil e del suo tentativo di rendere questa giornata la più inoffensiva possibile e priva di efficacia nell'interrompere effettivamente l'attività produttiva.
La mobilitazione ha rotto gli argini soprattutto grazie allo straordinario sviluppo nelle scuole di tutto il paese, tra le studentesse e gli studenti medi e tra gli insegnanti di un vasto movimento per la difesa della scuola pubblica, contro tutte le misure del governo che, in nome dell'austerità, puntano a una vera e propria distruzione della scuola pubblica, lasciando i giovani senza alcuna prospettiva del futuro.
L'irruzione sulla scena politica e sociale di un vero movimento di massa, di cui si avevano avuto le prime timide avvisaglie con la manifestazione del 27, e poi ancor più con la grande giornata romana degli insegnanti del 10 novembre.
Una ventata di aria fresca che ha, tra l'altro, scompaginato il misero castello di carte delle primarie del Pd e della contemporanea scimmiottatura del Pdl.

E' in questo quadro che si spiega la violenta reazione degli apparati polizieschi contro le/i manifestanti: porre da subito un argine contro lo sviluppo del movimento.
Sinistra Critica condanna in modo netto la aggressione poliziesca agli studenti a Roma e in numerose altre città, aggressione del tutto ingiustificata e motivata solo dalla volontà del potere di evitare che i cortei arrivassero in vista dei palazzi della politica. Cariche violentissime per spaventare, per "insegnare" ai giovani studenti di stare "al loro posto", nella gabbia stabilita dal sistema e di rinunciare a ribellarsi e lottare.
In tutta Europa le mobilitazioni circondano e assediano i luoghi del potere politico, parlamenti o palazzi governativi, ma anche i luoghi simboli del potere economico e finanziario. In Italia, dove il discredito della casta politica raggiunge i massimi livelli internazionali, secondo le compatibilità stabilite dalle “forze dell'ordine” occorre mantenere le proteste lontano, per evitare che l'opposizione contro l'austerità si combini con il rifiuto della “casta”, che altro non sono che i gestori politici delle scelte della borghesia.
Così centinaia di giovani sono stati fermati e identificati, numerosi sono stati denunciati, tantissimi sono stati picchiati a freddo. Sinistra Critica chiede l'immediato rilascio degli arrestati e l'archiviazione di tutte le denunce.
Il governo, evidentemente, sente che il clima nel paese sta cambiando e che sta esaurendosi quel torpore sociale che faceva dire a Monti nei suoi tour europei che tutto il popolo italiano condivideva la sua politica.

La mobilitazione odierna segna quindi un grande passo avanti nella costruzione di un movimento di massa plurale contro il governo delle banche e le sue politiche.
Bisogna continuare.
Le militanti e i militanti di Sinistra Critica si impegneranno fino in fondo per ampliare le dinamiche di lotta, per favorire l'autorganizzazione democratica delle/degli insegnanti, delle studentesse/degli studenti, delle lavoratrici e dei lavoratori e far convergere tutte le opposizioni sociali e politiche al governo Monti.
E' possibile costruire nuove occasioni di mobilitazione continentale, è possibile avanzare verso lo sciopero europeo contro i signori della finanza, le oligarchie borghesi europee e i governi e le istituzioni che ne difendono gli interessi.
Per questo non solo siamo dalla parte di chi è stato picchiato/a, fermato/a, arrestato/a, ma torneremo in piazza anche nei prossimi giorni, tutti e tutte insieme.

Esecutivo nazionale Sinistra Critica





lunedì 15 ottobre 2012

E DOPO FORMIGONI?

La crisi del sistema di potere che ha cementato il presidente della Lombardia è una buona notizia. Di quel potere il Pd è stato complice, come dimostra Penati. Ora si parla di Tabacci. L'alternativa, ovviamente, è un'altra
Piero Maestri (da "ilmegafonoquotidiano.it")




La parola fine messa alla carriera politica del “governatore” della regione Lombardia Roberto Formigoni è una buona notizia.
Formigoni è presidente della regione Lombardia ormai da quasi 20 anni e certamente le condizioni politiche e sociali per le cittadine e i cittadini lombardi in questi stessi anni sono certamente peggiorate.
I motivi specifici per cui oggi il “governatore” è costretto ad abbandonare il suo posto – con tempi ancora incerti e che cercherà di condizionare con la sua solita arroganza decisionista – parlano d corruzione, di legami tra politica e malaffare, di sistema politico malato e reso quasi “ingovernabile” da chi avrebbe dovuto garantire proprio governabilità “a vita”.
Quello di cui poco si parla è però il “sistema Formigoni” e cioè la stretta relazione tra politica, economia (imprese) e finanza che il governatore ha costruito intorno a sé e alla Compagnia delle opere (e dintorni). Un sistema nel quale la progressiva privatizzazione di servizi formativi, sanitari e sociali è stata una grande occasione di business per le imprese amiche (specialmente del circuito della CdO) e la costituzione di un sistema di potere lombardo per cui i grandi appalti (dalle autostrade all’Expo), i fondi europei per lo “sviluppo”, i vari voucher per la gestione e finanziamento dei servizi rappresentavano (e ancora rappresentano) il cemento di un blocco di potere tra imprese, banche e ceto politico di centrodestra.
Un sistema che – come a livello nazionale e locale – è costruito sul debito pubblico che aiuta i profitti del sistema bancario e viene fatto pagare a lavoratrici e lavoratori (e disoccupate/i e pensionate/i) con le politiche di taglio ai servizi e di austerità.
Evidente l’accordo con la Lega Nord per la sua partecipazione a questo sistema di potere (tanto che l’unico che ha provato a metterlo in discussione – l’ex assessore leghista Alessandro Cè – prima è stato rimosso dal suo posto, poi dalla stessa lega Nord…).
Ma altrettanto evidente la connivenza del centrosinistra e delle sue espressioni economico-finanziarie, che hanno partecipato a questo sistema e che ne hanno condiviso le basi materiali e ideologiche: privatizzare, sostenere le imprese, un’economia regionale che sfruttasse i “grandi eventi” e gli appalti di cementificazione del territorio. L’esempio “fisico” di questa connivenza è la figura di Filippo Penati – che con Formigoni ha sempre lavorato con estrema tranquillità e condivisione nei suoi anni da presidente della Provincia.
Oggi il Pd guida la “rivolta morale” – mentre è stato incapace di condurre un’opposizione degna di questo nome sia sul piano istituzionale che su quello sociale e politico. Ma con quale credibilità?
Si parla di una candidatura di Bruno Tabacci per il centrosinistra, e sarebbe una scelta comprensibile: dopo aver guidato la transizione nel Comune di Milano (presentando un bilancio che si basa sul riconoscimento della legittimità del debito e quindi sui tagli della spesa), potrebbe “legittimamente” guidare anche questa transizione, ricostruendo un blocco di potere che faccia a meno di Formigoni, distribuisca meglio le risorse del potere stesso tra i vari gruppi di interesse politico-economici e lavi le mani alla politica ormai squalificata.
Di fronte a questo scenario non siamo sicuramente tra quelli che si mettono in moto per un appello a “primarie del centrosinistra” per ché da lì non potrà passare alcuna alternativa.
L’alternativa può nascere e rafforzarsi solamente sulle ragioni e la forza di soggetti e movimenti sociali e territoriali – lavoratrici e lavoratori che difendono il loro posto di lavoro, studenti che vogliono un’altra idea e pratica della formazione gratuita e universale, cittadine/i in lotta contro la distruzione del territorio e dell’ambiente – e da loro provare a ricostruire le ragioni e la forza di un progetto di sinistra. Sarebbe interessante provarci.